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«Che cosa farebbe Gesù al mio posto, qui ed ora?». è la domanda che
paradossalmente possiamo farci anche oggi, nei giorni in cui noi,
sua Chiesa, ci prepariamo a celebrare il
suo Santo Natale.
I Vangeli dell’infanzia si chiudono, al
capitolo 2 di Luca, con una risposta che fa unità
– in una naturalezza che ha del soprannaturale! – tra il mistero e la carne di Cristo: Gesù starebbe
nelle cose del Padre ma
sottomesso alla madre. Anche noi, allora, in questa Domenica dell’Incarnazione, in obbedienza come Gesù, ci sottomettiamo a Maria; ci
mettiamo-sotto la sua protezione, sotto il suo sguardo, sotto il suo manto che oggi nasconde il
pieno di un’attesa che sta per finire.
Con Maria, oggi vogliamo tornare a fare una cosa per volta e un passo per volta, come ogni donna che al termine della gravidanza prende il ritmo di un camminare lento e di un respirare profondo.
Vogliamo riprendere contatto con la
vita ordinaria, quella che non va sempre perfettamente al massimo …ma che, anzi, a volte rallenta e si ferma perché non è un macchinario artificiale, programmato a ciclo continuo, ma è creazione divina e, come tale, assomiglia piuttosto agli ulivi che danno frutto abbondante ogni due anni, concedendosi regolarmente un anno di riposo…
E se per questo sarà necessario
tornare indietro, non ci lasceremo vincere dalla tentazione di non fermare la nostra corsa, sapendo di poter contare sull’esempio di Maria e Giuseppe, i quali
“credendo che Gesù fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti e, non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme”. La ricerca nell’angoscia attraversa lo spazio e il tempo di tre giorni e termina con un lungo respiro di sollievo, ma non senza incomprensioni.
«Perché mi cercavate?» chiede Gesù a sua madre e a quell’ombra luminosa di padre che fu per Lui Giuseppe e continua:
«Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
Possiamo immaginare i sentimenti di una madre ad una risposta del genere, ma non è quello che ci aiuta ad entrare nel disegno della vita di Maria secondo la Parola di Dio.
Maria ha seguito una strada oltre i sentimenti, più in profondità ed ha permesso a questa Parola «viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio di fare il suo corso dentro la sua storia personale, l’ha lasciata penetrare fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla e così ha imparato giorno dopo giorno, anno dopo anno a discernere i sentimenti e i pensieri del cuore» (
Eb 4, 12)ea
stare nelle cose del Padre, cioè a sostare, rimanere, abitare con Lui e ad assumere il suo stesso linguaggio, il suo stesso stile, il suo stesso modo di amare e di perdonare, senza mollezze e con decisione!
«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»: sono domande che Gesù rivolge anche a noi, in questo tempo: perché mi cercate? Perché vi preparate ancora a celebrare il Natale? Chi o che cosa vi aspettate? Di chi o di che cosa vi occupate o vi preoccupate?
E noi, con tutti i nostri limiti, proviamo a rispondere:
È troppo poco cercarti, Signore Gesù, per ricevere la tua protezione e stare bene in tua compagnia, o per assolvere il precetto della religione che abbiamo ereditato, o per imparare ad essere brave persone... Aiutaci a non fermarci tra parenti e conoscenti, nella comitiva con cui siamo soliti ritrovarci e donaci il coraggio di non fermarci alla mediocrità delle cose e dei ragionamenti del mondo. Donaci l’umiltà e la libertà, Signore, di tornare a Gerusalemme e di cambiare rotta, se ci siamo limitati e adagiati nel cristianesimo dell’«abbiamo sempre fatto così». Donaci di imparare la lezione del passato per costruire ponti sul futuro e insegnaci ad occuparci delle cose della Vita quando perdiamo la bussola e non riusciamo ad occuparci e preoccuparci se non di cose mortali e mondane. Con gioia, ancora, in
questo Santo Natale, celebriamo
il Padre che ha voluto fare, delle sue cose, le nostre cose e ci ha reso partecipi della sua Vita senza fine, nel dono del Figlio suo Gesù al mondo.
Che cosa farebbe Gesù al mio posto, qui ed ora?
Gesù starebbe, appunto,
nelle cose del Padre ma
sottomesso alla madre, e cioè con lo sguardo al cielo e i piedi per terra, con un cuore aperto su orizzonti infiniti di libertà e insieme chinato sullo spazio angusto del
prossimo di famiglia e del
vicino della porta accanto. «Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore». Grazie, Signore, perché
sei sceso!
Grazie anche a Te, Maria, perché
hai custodito tutto nel tuo cuore…
Prima di andare, prega con il
Salmo 131 (130) Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me.
Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.
Israele attenda il Signore,
da ora e per sempre.
Daniela Mapelli -
ausiliaria diocesana -