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Verso la Pasqua 3 - La Veronica asciuga il volto di Gesù

Nessun evangelista scrive di lei. Eppure, non possiamo dire non sia una pagina di Vangelo, lei, la Veronica, sulla soglia della sua casa. Una calca di popolo e donne che piangono e si battono il petto riempie la via seguendo i passi dell’Uomo con la croce. 

E in un attimo, il coraggio di un gesto del quale la tradizione popolare ha conservato memoria: “La Veronica asciuga il volto di Gesù’’. 

Niente stampa. Nessun articolo in prima pagina. Eppure, quel gesto emette un certo bagliore nella storia abituale d’ogni giorno. 

Un gesto d’umile tenerezza si fa largo tra le strettoie delle formalità e delle convenzioni e arriva diretto, semplice, efficace ad accarezzare la vulnerabilità di chi si trova nell’ora della prova, nel baratro dell’umiliazione. E non crea imbarazzo

Ogni volta, avviene una sorta di reciprocità, come se si confondesse l’uno nell’altro lo stesso volto della misericordia. E ancora: vi si trova il coraggio di un’attesa paziente attraverso le dimensioni più oscure dell’esistenza, perché la difficoltà e lo smarrimento non siano l’ultima parola. 

Ecco: è la tenacia del gesto di chi si aggrappa al filo sottile di un sogno e lo condivide con i fratelli e le sorelle che abitano la stessa terra e, ogni volta, gli accade di ritrovarsi nello stesso sogno di Dio.

“Il tuo volto, Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto”. Una preghiera.
Ecco, ancora, La Veronica esce portando con sé un delicato fazzoletto di lino. 

Emanuela Maistrello- Milano, Bovisa

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