QUARESIMA: La situazione è occasione/1 - comunità e convivialità
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A tavola! Sono sul piatto le ‘cose della vita’ e la convivialità è maestra di condivisione.
La sala è grande perché lì il respiro ha bisogno di essere ampio e l’emozione dilata il cuore. Ci si siede a tavola, e parola e gesti diventano posture che evocano familiarità, fiducia, amicizia… e insieme, parola e gesti diventano trampolini che lanciano in un nuovo che si apre.
Gesù, il Maestro… “ho tanto desiderato mangiare con voi”. Quanto fa bene sentirsi dire così, ti ricrea dentro, non sono un qualunque per il Signore. Sei lì, proprio così come sei, con le tue inquietudini, le tue attese, le tue contraddizioni, le tue fragilità, le debolezze...
A tavola insieme, in un clima di forte intimità. Non quella che ti rinchiude dentro a riccio, No, no è quell’intimità che ha l’unico scopo di farsi dono, per tutti.
Dio sta facendo una cosa nuova, mette il suo corpo tra le mani. Questa è la sua logica, la sua passione.
Ogni domenica, ogni volta che la comunità cristiana si siede a Mensa e fa memoria di Pane Spezzato, quando accoglie e cerca occasioni di Parola raccontata, di preghiera, di confronti, di formazione, di solidarietà. E’ bello vedere nascere guizzi di creatività che, da uno sguardo attento, da un inaspettato incontro, da semplici confidenze, muovono il desiderio di arrivare a tutti, anche a ‘chi non c’è’. Con l’unica logica gratuita di condividere la mensa della vita, ritrovarsi fratelli e sorelle. E anche ritrovarmi, accogliermi figlia, figlio.
QUARESIMA: La situazione è occasione/2 - sporcarsi le mani
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“Si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse intorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto”. (Gv 13, 4-5).
Il brano della lavanda dei piedi da sempre mi affascina ma, nello stesso tempo, mi sconvolge e mi provoca. Eh già, un asciugatoio e un catino usati da Gesù, diventano gli strumenti necessari per un insegnamento di carità e umiltà nei confronti degli uomini, in particolare dei più bisognosi. Sì, gli apostoli sono bisognosi dell’amore e dell’insegnamento di Gesù. E come lo è stato per gli apostoli lo è anche per noi: ciascuno di noi è bisognoso dell’amore, della luce, che si esprimono nella verità dell’essere a servizio gli uni degli altri.
QUARESIMA: La situazione è occasione/3 - "Ecce homo!", un Dio destabilizzato e destabilizzante
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Cosa mi colpiva allora? Mi accorgo che ancora oggi, questa narrazione - che insieme mi affascinava e un po’ mi spaventava - “parla” alla mia vita, nel quotidiano dipanarsi della missione affidatami come “donna della Risurrezione”.
La scoperta di Gesù come l’unico “senso” per me plausibile e, in un certo modo “esauriente”, della vita - della mia vita personale e della vita dell’umanità intera - si è da subito accompagnata al mio incontro con Lui come l’ “Ecce Homo!”.
Non avrei mai accolto un Dio disincarnato, lontano, (solo) Trascendente: non mi interessava e non mi interessa. E credo non interessi neppure agli uomini e alle donne che incontro, alle donne e agli uomini di oggi.
Il racconto di Gesù al Getzemani (soprattutto nella versione di Marco) mette in luce in modo davvero “unico” la sua vera, palpabile umanità; ne segnala tutta l’umana fatica a “consegnarsi” ad un Dio che gli è Padre, e lo è a titolo altrettanto “unico”.
Fatica a “consegnarsi” là dove l’amore disinteressato e “fino alla fine” non ha davvero altre aspettative, altri “risultati” apparentemente sperabili, al di fuori di sé stesso, del dono incondizionato di sè.
QUARESIMA: La situazione è occasione/4. Le invidie e le critiche
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Mi colpisce il contesto assembleare nel quale avviene la scena: Gesù viene condotto nel Sinedrio, luogo, per eccellenza, deputato alla causa della verità e del parlare giusto. Non mi sorprende che l’accusa cerchi prove per sostenere il suo punto di vista, sono, viceversa, i “molti” ad attirare la mia attenzione. Desiderano portare tutti nell’errore, alterando la realtà e raccontando fatti che non esistono, grazie al ricamo ad arte di parole cariche di opposizione. Non a caso il Vangelo ci ricorda che le testimonianze “non erano uguali”, potremmo anche dire che le testimonianze non erano piane, concordanti verso quella verità che intendevano sostenere. Tutti però conosciamo la decisione del Sinedrio: La Parola-Gesù “Io Sono” è stata valutata rea di morte. Il cuore di Dio è stato pubblicamente crocifisso dal parlare sordo e cieco dei molti e dall’incredulità dei saggi al di sopra di ogni sospetto.
QUARESIMA: La situazione è occasione/5 – Gli incontri
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Contemplare nella preghiera Gesù che porta la croce e coloro che incontra sul suo cammino mi richiama ad uno sguardo più vero e profondo verso i miei compagni di strada.
«Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù.
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.» (Lc 23, 26 - 27)
C'è chi, come Simone di Cirene, si trova a portare la croce: stava andando per la sua strada, ma un incontro inaspettato lo ferma e gli dà un "incarico", anzi un "carico".
Oltre ad essere un carico pesante, la croce è anche un ostacolo, qualcosa da evitare: me la trovo sulle spalle e vorrei che fosse qualcun'altro a portarla e così, rischio di vedere nel dolore degli altri un fastidio da allontanare, senza avere il coraggio di prendere la mia e la loro croce.
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